L’UNITA’ CHE HA DIVISO L’ITALIA

Tutte le bugie che ci hanno raccontato su Cavour, Vittorio Emanuele II, Mazzini e Garibaldi

Per capire come si è arrivati all’Unità d’Italia bisogna attenerci ai fatti. Questi ribaltano la visione dolce che ci è stata insegnata sui libri di scuola e in televisione.
Storici seri che si basano sui documenti dell’epoca come Angela Pellicciari, autrice di molti libri sull’argomento, compongono un quadro complessivo nel quale i soggetti principali sono:
– il liberalismo antireligioso piemontese che da quella sparuta minoranza che era, è riuscita a violentare il sentimento religioso della maggioranza dei Piemontesi e degli Italiani;
– l’odio contro ogni istituzione cattolica e la persecuzione sistematica a cui sono stati sottoposti la Chiesa e i cattolici;
– l’arrivismo e l’ingordigia di potere di uomini politici che ancora oggi affollano le nostre piazze con le loro effigi di pietra.
I governi liberali del Regno di Sardegna prima, e di quello d’Italia poi, violano sistematicamente tutti i più importanti articoli dello Statuto a cominciare dal primo, che definisce la religione cattolica “unica religione di Stato”. Appena inizia l’era costituzionale scatta in Piemonte (poi in tutta l’Italia) la prima seria persecuzione anticattolica dopo Costantino: a cominciare dai gesuiti, tutti gli ordini religiosi della “religione di stato” vengono soppressi uno dopo l’altro e tutti i loro beni incamerati. Mentre 57.000 persone (tanti sono i membri degli ordini religiosi) vengono da un giorno all’altro private della proprie case (i conventi) e di tutto quanto possiedono, i beni che nel corso dei secoli la popolazione cattolica ha donato agli ordini religiosi vanno ad arricchire i liberali che sono l’1% della popolazione. Oltre due milioni e mezzo di ettari di terra, centinaia di splendidi edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scompare nel ventre molle di una classe dirigente che definisce se stessa liberatrice d’Italia dall’oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti.
Prima dell’approvazione della legge che incamera i beni della Chiesa, in Piemonte c’è un cattolico di tutto rispetto che combatte una dura battaglia contro la politica governativa. Si tratta di San Giovanni Bosco. Per dissuadere il re dalla firma della legge racconta a Vittorio Emanuele II i sogni che fa. Non si tratta di sogni rassicuranti: un valletto in uniforme rossa grida: “Annunzia: gran funerale in Corte!”. Cinque giorni dopo il sogno si ripete con una variante significativa. Il valletto grida: “Annunzia: non gran funerale in Corte, ma grandi funerali in Corte!”. Cavour vince le comprensibili perplessità del re, terrorizzato, facendo intervenire i preti favorevoli alla politica liberale. I teologi governativi tranquillizzano Vittorio Emanuele con queste considerazioni: “Maestà, non si spaventi di ciò che ha scritto don Bosco. Il tempo delle rivelazioni è passato”.
Invece mentre la legge contro i conventi è in discussione al Parlamento la Corona sarda è colpita da lutti gravissimi. Il 12 gennaio muore a 54 anni la madre del re Maria Teresa; il 20 a 33 anni la regina Maria Adelaide; il 10 febbraio a 33 anni Ferdinando duca di Genova, fratello del re; il 17 maggio a 4 mesi Vittorio Emanuele, figlio del re. Don Bosco non si ferma qui. Subito prima della firma del provvedimento ricorda a Vittorio Emanuele: “La famiglia di chi ruba a Dio non giunge alla quarta generazione! Se il re segna quel decreto segnerà la fine dei reali di Savoia”. In effetti, i Savoia re d’Italia non sono arrivati alla quarta generazione.
Nel nome della libertà i liberali conculcano sistematicamente la libertà dei cattolici (della quasi totalità della popolazione): vietano le donazioni alla chiesa, impediscono le processioni cattoliche (plaudono a quelle massoniche), negano la libertà di istruzione (la scuola deve essere docile strumento della propaganda liberale), per stampa “libera” intendono la sola stampa liberale (Cavour arriva a proibire la circolazione delle encicliche pontificie).
In nome della “nazione” italiana (che si pretende risorta alle glorie del passato imperiale romano) i liberali impongono una sudditanza economica e culturale alle potenze definite “civili”: Inghilterra e Francia prima, Germania poi. Disprezzando la storia e la cultura dell’Italia cattolica (che regalano all’Italia il primato mondiale della bellezza), i liberali si ripropongono di “fare” gli italiani sul modello delle nazioni protestanti. Lo stato liberale che, in nome della libertà e della costituzione, impone la volontà dell’1% della popolazione al restante 99% è un perfetto esempio di stato totalitario in cui spadroneggiano le società segrete legate ai potentati internazionali anticattolici.
Il cattolico Piemonte assiste costernato al montare della persecuzione anticattolica. Cavour va dicendo che la legge contro i conventi gode del pieno sostegno dell’opinione pubblica, ma in Senato il cattolico maresciallo Vittorio Della Torre lo smentisce platealmente: “Quando passate davanti a una chiesa stracolma di gente, cercate di entrarvi e chiedete che cosa si sta facendo; tutti quelli che interrogherete vi risponderanno che si sta pregando per il progetto di legge. Questo succede a Torino, ed è ancora più vistoso nelle province e soprattutto a Genova e in Savoia, ovunque l’opinione pubblica è contraria alla legge che discutiamo”. Cavour può affermare che il provvedimento anticattolico del governo è pienamente condiviso dall’opinione pubblica perché ritiene che l’opinione dei cattolici non vada nemmeno presa in considerazione. Per sincerarsene basta leggere cosa risponde a Della Torre: “L’onorevole maresciallo ha detto che gran parte della popolazione era avversa a questa legge. Io in verità non mi sarei aspettato di vedere invocata dall’onorevole maresciallo l’opinione di persone, di masse, che non sono e non possono essere legalmente rappresentate”. Quando Cavour sostiene che l’opinione pubblica è tutta col governo, Cavour ha ragione: l’1% della popolazione, di fede liberale, appoggia con convinzione i provvedimenti anticattolici. L’opinione del 99% della popolazione, di fede cattolica, non conta. Le masse devono limitarsi ad obbedire alle decisioni dei “governi illuminati”. Quando si dice “opinione pubblica” ci si riferisce, per definizione, a quella dei liberali.
Il 9 ottobre 1860 non potendo invadere lo Stato pontificio dopo una normale dichiarazione di guerra (il Piemonte è, per definizione, obbligato al rispetto della “religione di stato”), nel proclama ai Popoli dell’Italia meridionale, Vittorio Emanuele così giustifica il proprio operato: “Ho fatto entrare i miei soldati nelle Marche e nell’Umbria disperdendo quell’accozzaglia di gente di ogni paese e di ogni lingua (…) Io ho proclamato l’Italia degli italiani, e non permetterò mai che l’Italia diventi il nido di sette cosmopolite che vi si raccolgano a tramare i disegni o della reazione, o della demagogia universale”.
Secondo la migliore tradizione massonica, per “setta cosmopolita” il re intende la Chiesa Cattolica. I Savoia realizzano in Italia il sogno di tutti i protestanti e massoni (che non a caso sono suoi unici ed influenti alleati): la distruzione del potere temporale dei Papi nella convinzione che al crollo del potere temporale avrebbe inevitabilmente fatto seguito la fine del potere spirituale e, quindi, la scomparsa della Chiesa Cattolica.
Nulla di nuovo sotto il sole: il Risorgimento – che, non a caso, Papa Leone XIII definisce risorgimento del paganesimo – è una durissima forma di persecuzione anticattolica scatenata nel cuore stesso della cattolicità: Roma e l’Italia. Eppure un aspetto radicalmente nuovo il Risorgimento lo possiede: è l’unico caso in cui una guerra di religione contro la Chiesa è scatenata in nome della Chiesa e della sua libertà (i Savoia, monarchi costituzionali, non possono ufficialmente infrangere il primo articolo della costituzione). All’Italia spetta un non invidiabile primato di doppiezza: la realizzazione della propria unificazione nazionale contro la Chiesa cattolica, in nome della Chiesa Cattolica.

Pubblicato su www. bastabugie.it